Dr4, Una settimana con la Sport 1.6 Bi-Fuel Gpl

nuova-citroen-c3-cover-1217
New Citroen C3
13 settembre 2017
maxresdefault
Tutta la nuova Gamma SUV DR Automobiles
12 dicembre 2018

Dr4, Una settimana con la Sport 1.6 Bi-Fuel Gpl

2018-DR-4-7

Questa settimana, per il nostro Diario di bordo, saliamo sulla Dr4, crossover compatta frutto della partnership industriale con il gruppo cinese Jac e distribuita nel nostro Paese dalla DR Motor. Arrivata nel 2017, è lunga 4 metri e 35, larga 1,77, alta 1,64 e con un passo di 2 metri e 56. L’esemplare in nostro possesso, in allestimento Sport (l’altro disponibile è il Cross), è spinto da un 1.6 Bi-Fuel Gpl da 115 CV. L’equipaggiamento di serie è molto completo e comprende gruppi ottici a Led, tettuccio apribile, sedili di pelle, specchietti richiudibili elettricamente, infotainment con display da 8″, telecamera a 360°, sensori di parcheggio anteriori e posteriori, climatizzatore automatico, cruise control e cerchi di lega da 18″ con pinze freno rosse. Il prezzo di listino è di 18.000 euro, a cui bisogna aggiungere il costo dell’unico optional presente sulla vettura, il pack bicolor e vetri oscurati (500 euro).

2018-DR-4-7a
Fuori dagli schemi [Day 1]. Ci sono auto a cui ti accosti con il sopracciglio alzato. Inutile fare gli ipocriti. E questa Dr4 è una di quelle. Il pregiudizio, nel mio caso, è dettato un po’ dalle vicissitudini altalenanti di Massimo Di Risio, il patron della molisana DR Automobiles (risale a 11 anni fa il suo debutto nel variegato e agguerrito mondo dei costruttori di auto), un po’ dalla carta d’identità del modello. La Dr4, infatti, deriva direttamente dalla cinese Jac S3, in una variante rivista e corretta. Motivi, ovviamente, non sufficienti a giudicarla poco valida oppure non all’altezza delle concorrenti. Basta avvicinarsi a questa Suv compatta, del resto, per capire che ogni preconcetto è infondato. La linea è accattivante, nonostante qualche assemblaggio approssimativo, e suscita persino la curiosità del benzinaio, che mi chiede informazioni facendo un giro perlustrativo e non tralasciando di infilare la testa nell’abitacolo. Gli interni, in effetti, sono curati, con plastiche morbide al tatto sia nella plancia sia nelle portiere, sellerie di pelle con cuciture rosse a contrasto, inserti carbon look e vani portaoggetti sparsi ovunque. Tutto questo trasmette una sensazione di ben fatto. Disturba solo il forte odore di plastica misto a quello di nuovo, tipico di alcune auto appena uscite dal concessionario. Al centro, domina il display da 8 pollici dell’infotainment, la cui navigazione è abbastanza semplice e intuitiva, e permette pure di collegare, con funzione mirroring, la maggior parte degli smartphone. Quanto meno singolare, però, che si possa abilitare la visione in movimento di video riprodotti dallo smartphone. Un nonsenso in tempi di Adas, guida autonoma e massima attenzione alla sicurezza. Ma oltre all’immancabile dotazione multimediale, è lo spazio a bordo a farla da padrona, nella parte anteriore così come nel divanetto posteriore, capace di accogliere anche passeggeri dalla coscia lunga. Ma considerando che si tratta di un’auto a Gpl, valeva la pena cercare di capire, seppur in maniera empirica, uno degli aspetti più importanti di questa bifuel italo-cinese: quanto consuma? Così, riempito il serbatoio di ben 56,18 litri (38,82 euro al costo di 0,691 euro al litro), mi accingo a raggiungere casa facendo la mia solita “vasca” tra tangenziali e autostrade, con una piccola deviazione verso la pista di Vairano: 200 km in tutto. Considerando che il computer di bordo fornisce unicamente le informazioni sul consumi con l’alimentazione a benzina, la mattina dopo al rientro ho effettuato un nuovo pieno dal medesimo benzinaio: nel serbatoio sono finiti altri 19,55 litri (13,51 euro), che corrispondono a quelli “bruciati” nel mio tragitto. Per una media che si è attestata, quindi, a 10,23 km/l. Roberto Barone, redazione Online

2018-chiave-dr4
Qualità e spazio che non ti aspetti [Day 2]. Sono volutamente partito da una foto della chiave, per ribadire un concetto: come me, in molti si avvicinano a una Dr con diffidenza, perché sanno di avere a che fare con una cinese “rimarchiata” e, quindi, si aspettano una low cost assemblata alla buona, con materiali economici e una meccanica datata volti a giustificare un listino accattivante. Invece, la sensazione al “primo contatto” con questa Suv della DR Automobiles ribalta il pregiudizio: la cura per i dettagli non manca, a cominciare, appunto, dalla chiave-telecomando, elegante e raffinata. A bordo, come sottolineato dal mio collega, la pelle abbonda e l’attenzione ai particolari è evidente sotto tutti i punti di vista. Lo spazio nell’abitacolo è ben distribuito, non soltanto per la presenza di numerosi vani potaoggetti, ma anche per l’accoglienza riservata ai passeggeri: sul divano posteriore ci si sta bene anche in tre, a prescindere dall’altezza, con spazio abbondante per le gambe e aria sopra la testa. Una volta in marcia, poi, si apprezzano la frizione leggera e il cambio, morbido negli innesti e poco contrastato. Discreta l’insonorizzazione, con il motore che si fa sentire nelle accelerazioni più decise, mentre, in alcuni casi, ho trovato migliorabile la capacità di assorbire le imperfezioni del manto stradale, per le risposte un po’ troppo secche del comparto sospensivo. Non male l’impianto frenante, adeguato al peso e alle (modeste) prestazioni, anche se il pedale richiede un minimo di confidenza per imparare a modularlo al meglio. Per chi fosse interessato ad acquistare una Dr e per l’eventuale manutenzione, sul sito ufficiale c’è la possibilità di selezionare concessionario e officina più vicini. Alessandro Carcano, redazione Mercato
2018-DR-4-22
Perché dovrei comprarla? [Day 3]. La Dr4 costa 18.000 euro. Con un bell’impianto a Gpl e un allestimento full optional. Ma rimane pur sempre un’auto derivata da un modello cinese, la Jac/Refine S3. Appena mi sono ritrovato al volante, quindi, ha iniziato a rimbalzarmi nella testa una sola domanda: “Perché dovrei comprare proprio questa macchina?”. È stata una reazione inevitabile, perché si tratta, dopotutto, di un modello di nicchia, attualmente poco conosciuto e diffuso in Italia. A questo punto, visto che i prezzi di listino, al giorno d’oggi, sono piuttosto “teorici”, ho contattato una concessionaria. Il venditore, senza troppi giri di parole, mi ha confessato che la politica commerciale del marchio non prevede particolari sconti. Quindi, il prezzo per l’utente finale è proprio di 18.000 euro, a cui vanno aggiunti i costi per la messa su strada. Alla luce di questa nuova consapevolezza, ho iniziato a fare dei confronti, tramite il comparatore del nostro sito. E ho scoperto che, effettivamente, il prezzo della Dr4 è più vantaggioso rispetto alle potenziali concorrenti. Fiat 500X, Seat Arona, Suzuki S-Cross e Ford EcoSport, con allestimenti e motorizzazioni paragonabili, viaggiano tutte ben al di sopra dei 20.000 euro, in assenza di particolari promozioni. E senza l’impianto a gas che, invece, propone la Dr4. L’italo-cinese, quindi, nella maggior parte dei casi propone un prezzo davvero interessante. A rompere le uova nel paniere alla Dr4 ci pensa, sostanzialmente, un solo modello: la Dacia Duster. La versione 4×2 a benzina-Gpl della Suv franco-rumena, con il 1.6 SCe da 115 CV in versione Prestige, parte da poco più di 16.000 euro. Ma la “4” di Massimo Di Risio risponde con un allestimento, per certi aspetti, ancora più ricco e ambizioso rispetto alla Dacia (cerchi da 18”, display da 8 pollici, telecamere a 360°, tettuccio, interni di pelle, ecc.). La sfida nel mercato della crossover low cost, quindi, è ufficialmente aperta e si arricchisce di una nuova concorrente, particolarmente agguerrita. Il motivo principale per andare a darle un’occhiata in concessionaria? Il rapporto prezzo-allestimento è strabiliante. Ed è per questo che la Dr4 merita almeno una chance. Matteo Valenti, redazione WebTV

2018-DR-4-117
Una molisana che non parla italiano [Day 4]. Non posso negarlo: quando sono salito per la prima volta sulla Dr4 avevo più pregiudizi che aspettative. In passato le auto molisane non mi hanno mai impressionato, tanto per il design, quanto per la qualità costruttiva. Sotto alcuni punti di vista, tuttavia, mi sono dovuto ricredere: il “nostro” esemplare della 4 era ben assemblato e, fatta eccezione per alcuni dettagli, mi ha dato idea di robustezza, soprattutto all’interno. La plancia, esteticamente piacevole, è solida ma ha qualche difetto, come l’assenza dei regolatori di flusso delle bocchette centrali (non si possono proprio chiudere). Gran parte dei materiali utilizzati è migliore rispetto a quelli delle concorrenti low cost, anche se c’è da dire che in alcuni punti, come nella zona alta del cruscotto, le plastiche sono tutt’altro che curate. Lo spazio a bordo, trattandosi di una compatta, non è niente male, soprattutto in altezza, e, nonostante la presenza del serbatoio del Gpl che rialza di qualche centimetro il piano di carico, pure il bagagliaio è tutt’altro che piccolo. Concludo il mio diario con una parentesi sull’infotainment. Il sistema, sul quale è presente ancora la denominazione S3 del modello Jac commercializzato in Cina, è semplice, sotto ogni punto di vista. Pochi fronzoli e funzionalità intuitive permettono grande facilità d’utilizzo, anche in marcia. Di serie sono presenti la videocamera di retromarcia e la visione a 360° degli esterni che, pur non proponendo una buona risoluzione, né per le immagini, né per la ricostruzione virtuale della vettura (inclusa in un’antiestetica grafica rettangolare), permettono di intuire gli ingombri durante le manovre, un privilegio raro per un’auto da 18.000 euro. Collegando una chiavetta Usb si possono ascoltare canzoni e addirittura visualizzare sul display da 8” foto e video, purtroppo anche in movimento. L’infotainment offre anche la possibilità di clonare lo schermo del proprio telefono sul touch screen integrato nella plancia, una soluzione pensata per rimediare all’assenza di Android Auto e Apple CarPlay, ma che non risulta essere molto pratica, poiché obbliga comunque il guidatore a utilizzare il display dello smartphone per controllare le varie funzioni. Il sistema multimediale permette infine di scegliere tra diverse lingue, dall’inglese al francese passando addirittura per l’arabo. Peccato, però, che manchi proprio l’italiano. Mirco Magni, redazione Online

2018-DR-4-26
Solo una pecca, la regolazione del volante [Day 5]. Per mia regola non ho preconcetti di sorta su alcun modello. E questa Dr4 non fa eccezione. Preferisco vedere e toccare con mano e poi cercare di valutare le cose. Beh, devo dire che sulla crossover DR l’ambiente non è sottotono, né ho trovato elementi palesemente inferiori agli standard europei, come capitava invece sui modelli di derivazione cinese di qualche anno fa. Anzi, i materiali sono gradevoli, parlo dei rivestimenti di parte della plancia, della palpebra strumenti, dei fianchetti porta e degli stessi sedili, con cuciture a contrasto. Inoltre anche l’ergonomia e lo stile sono ben studiati, come testimonia la console moderna, con comandi “alti” della climatizzazione, grafica chiara e monitor tipo tablet. Noto anche un certo carry-over di comandi di origine Toyota e GM, peraltro di buona fattura. Al posto guida mi ritrovo, grazie al sedile avvolgente che sostiene bene; emerge, però, una pecca: il piantone dello sterzo non è regolabile in profondità. In compenso, i comandi manuali sono ben gestibili, in più è presente la rara regolazione in altezza della cintura. Ma eccoci al tragitto casa-redazione. La Dr4 è piuttosto agile nel traffico, e il pensiero va allo sterzo leggero e abbastanza pronto, ma pure molto demoltiplicato. Insomma, anche per oggi niente “prove speciali”, però la Dr4 risulta facile e intuitiva, e non “vaga” nella guida, nelle normali condizioni stradali. Fermo restando l’assetto turistico, abbinato alla buona gommatura Dunlop Sport Maxx da 18”. Fa la sua parte anche il cambio manuale a sei marce: ha innesti lunghi, ma ben definiti da uno “schiocco”; talvolta, invece, è da registrare qualche esitazione nell’innesto della prima, con la frizione, comunque, corta e leggera. Le prestazioni sono nella norma, anche perché il motore è un 1.6 aspirato bifuel da 114 CV, con pregi e difetti. Il fatto è che ormai siamo abituati alla prontezza dei 1.0 turbo: ecco, qui invece si va con più calma, c’è rotondità d’erogazione e coppia anche sotto i 2.000 giri, ma poi non aspettatevi anche la prontezza di risposta. Meglio sfruttare i regimi intermedi, un po’ per questioni di consumi, un po’ perché in alto l’1.6 diventa rumoroso.

2018- QUATTRORUOTE